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La casa editrice SPIRALI

Presidente, Armando Verdiglione
Direttore generale, Cristina Frua De Angeli

Redazione, Maria Grazia Amati, Alessandro Atti, Mariella Borraccino, Fabiola Giancotti, Alessandro Taglioni, Alessandra Tamburini, Carla Vazzoler


Come è nata la casa editrice
È questa un'esperienza editoriale molto insolita che, con variazioni e molte differenze, procede da trenta anni, prima con alcuni editori, Feltrinelli, Marsilio, Sugarco, Rizzoli per l'Italia e, parallelamente, con editori stranieri, sopra tutto francesi, poi, ormai dal 5 luglio del 1978, con la società Spirali s.r.l. costituitasi per fare un giornale: "Spirali. Giornale internazionale di cultura". La società Spirali non era stata costituita per fare libri. La riuscita di "Spirali" come giornale ha portato a un aumento di tiratura di "Spirali" stesso. C'erano allora due passi che potevano farsi: o portare il giornale "Spirali" a una tiratura di centomila copie o fare la casa editrice (pubblicare libri, ndr). Abbiamo fatto la casa editrice Spirali e, a distanza di poco, anche la società editrice Vel edizioni s.r.l. con indirizzo eminentemente psicanalitico. Abbiamo stabilito che una casa editrice, Vel, si sarebbe occupata soltanto di psicanalisi e un'altra casa editrice, Spirali, si sarebbe, invece, occupata di altri aspetti, dall'economia alla narrativa, alla filosofia, alle idee, alla letteratura, alla poesia, al teatro.
I libri che facevamo, per o con gli altri editori, erano preparati da un'equipe che stava nel mio studio e che era costituita, oltre che dalla dottoressa Tamburini, da impiegati. Parallelamente, nell'Associazione - che si riuniva prima nel mio studio e nella libreria Sapere, poi in via Crivelli - la traduzione e la cura dei testi erano in termini di formazione, che, sopra tutto, importava e non tanto per l'esito del lavoro. Perché la produzione fosse assicurata, c'era una redazione apposita e, in ultima istanza, io rivedevo tutti i testi dalla a alla z per quanto atteneva, sopra tutto, alla traduzione. In seguito, la dottoressa Tamburini era più esperta e quindi mi chiedeva soltanto alcuni punti di ciascun libro, questo fino all'82-83. Nella redazione adiacente al mio studio di psicanalisi c'era sempre qualche persona. A un certo punto, sopra tutto per il giornale, si era costituita una redazione apposita, ma la responsabilità per i testi tradotti dal francese, per esempio, o dal tedesco, perché fossero precisi e pubblicabili, era della redazione che si trovava nel mio studio.


Che cosa possiamo trarre da tutto ciò?
Primo: che l'esperienza editoriale è direttamente collegata con la mia ricerca; secondo: che ciascun esponente dell'equipe si è trovato nella sua ricerca, in questo senso si è interessato a questa esperienza editoriale, a gradi e a modalità differenti, senza nessuna omogeneità. Quando è sorta l'esperienza di "Spirali" si diceva che la redazione, nell'ambito dell'Associazione, si trovava in un'esperienza pilota rispetto all'intera esperienza dell'Associazione. Fatto sta che gli elementi che acquisiva giorno per giorno erano determinanti per lo studio, per l'istruzione, per la formazione così c'erano persone che hanno imparato, letteralmente, lingue, in particolare il francese. C'era chi non conosceva una parola di francese, aveva fatto l'inglese, ed è arrivato, dopo un paio di anni, a tradurre libri dal francese. Un altro corollario è questo: che i libri sono stati la conseguenza di avvenimenti scientifici, culturali, civili e sociali di grande portata, in Italia e all'estero. Non è incominciato il libro, è incominciato l'avvenimento, non c'è stato prima un libro e poi un avvenimento, ma prima un avvenimento e poi un libro. Dopo ci sono stati anche vari libri che hanno dato il pretesto per avvenimenti che davano luogo, a loro volta ad altri libri, per esempio a seguito di due dibattiti con Jean Daniel abbiamo pubblicato due libri uno dal titolo Non tutto è politica e l'altro La violenza è ancora rivoluzionaria? Domande che sembrano oggi totalmente assurde, ma erano domande che quell'epoca si poneva (a me sembravano assurde già nei primi scritti, non solo dieci anni dopo).
Per quanto riguarda le idee e il dibattito mi pare che non ci siano stati altri in Italia, nemmeno in Europa, che abbiano preceduto, almeno per quanto attiene agli avvenimenti, i termini e i modi di un dibattito, questo sia sulla psicanalisi e sulla politica, sia sul linguaggio, sulla sessualità, sulla follia, sulla violenza, sull'arte. Oggi queste cose sembrano acquisite, tanto che gli psicanalisti italiani sembra che si trovino a sbandare, rispetto a questi che erano elementi di un itinerario. Io non ho mai detto che la psicanalisi fosse la critica artistica o che fosse la critica letteraria o che fosse la critica del teatro o della moda, ma in molti settori, poi, è diventata questo, si è ridotta a questo.
Sempre questa oscillazione fra il libro e l'avvenimento e sempre in un'altra lettura, in un'altra scrittura. Devo dire che la modalità del libro che segue all'avvenimento è una modalità promozionale e pubblicitaria vincente cioè quando prima c'è stato un avvenimento che ha coinvolto i media, giovani, donne e, trasversalmente, vari strati sociali, allora il libro è sempre riuscito. Questo vale sia per Psicanalisi e politica, il primo, sia per Sessualità e politica che è stato proprio un esempio. Ma anche un libro come Il martello delle streghe, che era semplicemente la traduzione di un libro mai tradotto in italiano, ha potuto avere quel successo che ha avuto e che ha ancora, proprio perché ha potuto beneficiare di questi avvenimenti che, in Italia, avevano aperto una breccia.